Rischio industriale

Il RISCHIO rappresenta un elemento imprescindibile della nostra società, in quanto strettamente legato alla modernità ed all’attività industriale, ma non solo. 
L’uomo, durante tutta la sua esistenza, si è trovato a doversi confrontare con rischi associati ad eventi naturali avversi; con il passare del tempo, a partire dalla rivoluzione francese e con l’affermarsi della società moderna sono emersi rischi sempre più complessi e diversificati, infatti se da un lato, il progresso scientifico e tecnologico ha portato al superamento di molti rischi del passato, dall’altro ne ha creati di nuovi quali ad esempio quelli connessi con l’attività industriale. 
Pertanto l’aumento delle attività industriali e della densità demografica intorno ad esse, ha permesso di passare da un’ottica di sola protezione della salute dei lavoratori presenti all’interno dello stabilimento ad una prospettiva di attenzione per l’ambiente e la popolazione circostante, riconoscendo così lo stretto rapporto esistente tra le aziende ed il territorio in cui si trovano. 
Quindi, alla luce di quanto sopra, possiamo dire che gli incidenti che un tempo avevano conseguenze su scala ridotta e comunque limitata agli addetti ai lavori, possono oggi riguardare aree vaste ed un numero elevato di persone, prevalentemente non coinvolte in modo diretto nel processo in questione e che possono trovarsi a grandi distanze dal luogo dell’incidente. Nel corso degli anni, purtroppo, si sono susseguiti molteplici incidenti, come quello avvenuto a Seveso nel 1976, evento, quest’ultimo, che ha portato alla stesura di una direttiva europea che prende il nome dal luogo dell’incidente e che ha sancito il passaggio da un’ottica di sola protezione della salute dei lavoratori impegnati all’interno di uno stabilimento, ad una attenzione per l’ambiente e la popolazione circostante.

La “Direttiva Europea Seveso” è stata recepita in Italia con il D.P.R. 175/88, il quale a sua volta è stato successivamente modificato ed integrato con il D.Lgs n. 334 del 17.08.1999 (noto come “Seveso Bis”), al fine di prevenire gli incidenti rilevanti connessi a determinate sostanze pericolose e di limitarne le conseguenze per l’uomo e per l’ambiente. Per incidente rilevante si intende un evento, quale un’emissione, un incendio o un’esplosione di grande entità, dovuto a sviluppi incontrollati che si verificano durante l’attività di uno stabilimento e che dia luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana o per l’ambiente all’interno o all’esterno dello stabilimento ed in cui intervengono una o più sostanze pericolose. 
Gli stabilimenti industriali oggetto del D.Lgs. 334/99 sono quelli in cui sono presenti sostanze pericolose in quantità uguali o superiori a quelle indicate nello stesso.
Pertanto è importante chiarire che gli stabilimenti oggetto del D.Lgs. n. 334/99 vengono definiti “industrie a rischio di incidenti rilevanti” non perché gli impianti posseduti sono vetusti o tecnologicamente arretrati, non perché le misure di sicurezza sono palesemente inadeguate, bensì perché le sostanze trattate nei cicli produttivi sono uguali o superiori a quelle indicate come valore limite dalla normativa.

Il D.Lgs. 334/1999 prevede, tra l’altro, che il gestore, rediga il cosiddetto “Rapporto di Sicurezza”, in cui viene evidenziato: 

  • il sistema di gestione di sicurezza; 
  • i pericoli di incidente rilevante individuati, le misure adottate e necessarie, al fine di prevenirli e per limitarne le conseguenze per l’uomo e per l’ambiente; 
  • la progettazione, la costruzione, l’esercizio, la manutenzione di qualsiasi impianto, il deposito, l’attrezzatura e l’infrastruttura, connessi con il funzionamento dello stabilimento, che hanno un rapporto con i pericoli di incidente rilevante nello stesso, sono sufficientemente sicuri e affidabili; 
  • la predisposizione dei Piani di Emergenza Interna. 

La Prefettura, dopo che il Rapporto di Sicurezza è stato verificato e validato da parte delle autorità competenti (ovvero dal Comitato Tecnico Regionale, costituito da esperti dei Vigili del Fuoco, A.R.P.A., ISPESL e dagli Enti Locali territorialmente competenti), redige il Piano di Emergenza Esterno il quale ha lo scopo di: 

  • controllare e circoscrivere gli incidenti in modo da minimizzare gli effetti e limitarne i danni per l’uomo, per l’ambiente e per i beni; 
  • mettere in atto le misure necessarie per proteggere l’uomo e l’ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti; 
  • informare adeguatamente la popolazione e le autorità locali competenti; 

Lo strumento attraverso il quale i cittadini vengono informati dell’esistenza del rischio industriale e della possibilità di mitigarne le conseguenze, attraverso l’adozione delle misure di sicurezza previste dal Piano di Emergenza Esterno, è rappresentato dalla “Scheda di informazione alla popolazione sui rischi di incidente rilevante”. In questo modo vengono fornite alla popolazione le informazioni riguardanti lo stabilimento, il processo produttivo, le sostanze pericolose trattate e/o stoccate, le loro caratteristiche chimiche, fisiche e tossicologiche, gli eventi incidentali possibili, gli effetti di questi sull’uomo e sull’ambiente, nonché i sistemi di prevenzione e le misure di protezione da adottare nelle zone a rischio. 
Alla luce di quanto sopra citato, bisogna sottolineare che, una gestione efficace del rischio industriale prevede il coinvolgimento delle autorità preposte al monitoraggio, al controllo, all’intervento, nonché dei lavoratori e della popolazione in generale. 

Nel nostro territorio sono presenti tre aziende che rientrano nel campo di applicazione del D.Lgs n. 334/99 e s.m.i. e per le quali è stato quindi predisposto un Piano di Emergenza Esterna, ovvero:

  • Ast Acciai Speciali Terni S.p.A.
  • Ilserv srl
  • Linde Gas Italia srl