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"Non è vero che la Taric a Perugia è più bassa che a Terni"

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L'assessore Cardinali: "Occorre vedere lo storico. Dai Cinque Stelle dati e argomentazioni fuorvianti"

Data di pubblicazione:

07 Ott 2026 11:18

Tempo di lettura:

4 min

Asm

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(ufficio stampa) - "Leggo che il Movimento 5 Stelle utilizza la diminuzione della Tari di Perugia nel 2026 per spiegare ai ternani - dichiara l'assessore allo Sviluppo Economico Sergio Cardinali -  che l'aumento della Taric sarebbe semplicemente responsabilità dell'amministrazione Bandecchi.
È una ricostruzione comoda, ma basta allargare lo sguardo agli ultimi tre anni per scoprire una realtà molto diversa. Nel 2024, mentre a Perugia la spesa della famiglia-tipo aumentava dell'8,9%, a Terni diminuiva dell'1,2%. Nel 2025 Perugia ha registrato un ulteriore aumento del 6,47% per le utenze domestiche.
Il risultato è che nel 2025, secondo l'Osservatorio di Cittadinanzattiva, una famiglia-tipo pagava 445 euro a Perugia e 326 euro a Terni. Sono 119 euro l'anno in meno a Terni, circa il 27%.
Quindi certamente nel 2026 Perugia registra una riduzione del proprio PEF del 4,47%, ed è una buona notizia per i perugini. Ma raccontare soltanto l'ultimo fotogramma e dimenticare il film degli anni precedenti non è un confronto serio. Se vogliamo confrontare Terni e Perugia facciamolo, ma confrontiamo livelli tariffari, andamento pluriennale e costi complessivi del servizio, non una sola percentuale scelta nell'anno più conveniente. 
Su un punto i Cinque Stelle hanno ragione: i costi non si cancellano con una delibera. È precisamente per questo che da mesi sostengo che la politica deve smettere di discutere soltanto di come ripartire la tariffa e cominciare a chiedersi perché il ciclo dei rifiuti continui a produrre costi crescenti. Il Pef validato da Auri per Terni nel 2026 arriva a 25,974 milioni di euro e avrebbe determinato un incremento del 9,69%. Gli stessi uffici comunali hanno evidenziato che tale valore supera il parametro di crescita del 4,18%, che avrebbe invece portato il PEF a circa 24,669 milioni.
Questa è la domanda politica e industriale: da dove arrivano questi maggiori costi e come li riduciamo strutturalmente? Perché alla fine il PEF non è un'entità astratta: dentro ci sono raccolta, personale, mezzi, carburanti, trasporti, trattamento, selezione e smaltimento. E sono proprio questi ultimi anelli della catena che dobbiamo finalmente affrontare.
Terni ha raggiunto circa il 78% di raccolta differenziata, con oltre 51 mila tonnellate raccolte separatamente. I cittadini, quindi, hanno fatto la loro parte. Ma il sistema non riesce ancora a trasformare adeguatamente questa enorme quantità di materiale in valore economico per il territorio. I ricavi sul libero mercato delle frazioni differenziate risultano pari a zero, mentre la raccolta e il trasporto delle frazioni differenziate hanno costi superiori agli 8 milioni di euro. È qui che bisogna intervenire. Servono impianti di selezione e valorizzazione capaci di trasformare carta, plastica, vetro, Raee e le altre frazioni in materia prima seconda con maggiore valore commerciale. Asm questo problema lo aveva individuato già anni fa con il progetto del polo impiantistico delle ex Officine Bosco. Quel progetto non è stato realizzato. Oggi paghiamo anche l'assenza di quella capacità industriale.
C'è poi un'altra questione che i Cinque Stelle continuano a non affrontare. La Regione rivendica la riduzione dei rifiuti speciali provenienti da fuori Umbria destinati alle nostre discariche. Può essere una scelta condivisibile. Ma se contemporaneamente rifiuti prodotti nel territorio ternano devono essere trasportati fuori regione per trovare capacità di trattamento e smaltimento, il risultato è una contraddizione evidente: riduciamo i camion che entrano e aumentiamo quelli che escono. E quelli che escono non viaggiano gratis. Trasporto e conferimento fuori regione producono costi che entrano nei conti del gestore e, attraverso il Pef, finiscono inevitabilmente per incidere sulle tariffe. La responsabilità territoriale non può valere soltanto per dire "non vogliamo i rifiuti degli altri". Deve significare anche essere capaci di gestire responsabilmente i nostri.
Il nuovo Piano regionale propone di produrre combustibile solido secondario da utilizzare negli impianti industriali, in particolare nei cementifici. Non sono contrario per principio. Chiedo però ai Cinque Stelle di applicare alla loro proposta lo stesso metodo che utilizzano quando parlano dell'impianto esistente di Terni. Quanto costa costruire o adeguare gli impianti necessari alla produzione del Css? Quanto costa pretrattare e trasformare il rifiuto? Quanto costa trasportarlo? Quanto Css potrà essere effettivamente venduto e a quale prezzo? E soprattutto: quanto risparmierà concretamente una famiglia ternana? Perché non si può sostenere che utilizzare l'impianto di Terni costa e contemporaneamente descrivere la produzione del Css come se fosse gratuita.
La proposta dei Cinque Stelle di utilizzare gli 1,65 milioni di dividendi Asm per calmierare la Taric può essere discussa politicamente, ma non risolve il problema. Utilizzare un dividendo per coprire un aumento significa semplicemente spostare risorse del Comune da altri servizi o investimenti alla bolletta dei rifiuti. Può rappresentare una misura temporanea di sostegno alle famiglie più fragili, ma non abbassa di un euro il costo industriale del ciclo. E soprattutto c'è una contraddizione: se ogni volta che il sistema dei rifiuti produce maggiori costi utilizziamo gli utili di Asm per coprirli, chi finanzierà gli investimenti necessari per rendere Asm più efficiente, recuperare più materia e ridurre strutturalmente proprio quei costi?". 

 

Ultimo aggiornamento: 07/10/2026, 11:46

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