Descrizione
(ufficio stampa) - "La riunione di oggi al Mimit, alla presenza del ministro Adolfo Urso, ha confermato un punto sul quale istituzioni locali, Governo, azienda e organizzazioni sindacali sembrano convergere: AST è un asset strategico per Terni e per il sistema industriale nazionale e occorre creare le condizioni perché continui a investire e produrre nel nostro territorio.
La presenza del ministro Urso al tavolo - dichiara l'assessore allo Sviluppo Economico Sergio Cardinali - rappresenta un segnale concreto dell’attenzione del Governo alla strategicità della siderurgia italiana. Ora questa attenzione deve tradursi, attraverso il lavoro comune di tutte le istituzioni coinvolte, in soluzioni capaci di garantire prospettive industriali di lungo periodo.
In questo percorso il Comune di Terni non è stato e non intende essere uno spettatore. L’Amministrazione ha scelto fin dall’inizio di stare dentro le questioni decisive per il futuro di AST e del sistema produttivo ternano: energia, investimenti, infrastrutture, sostenibilità ambientale e rapporto tra grande industria e città.
Lo abbiamo fatto con un atteggiamento propositivo ma anche esercitando, quando necessario, un forte ruolo di stimolo nei confronti di tutti i soggetti coinvolti, perché siamo convinti che difendere l’industria significhi contemporaneamente difendere il lavoro, l’ambiente e la competitività del territorio.
I numeri presentati dall’azienda sono significativi. Il percorso di investimenti avviato dal 2022 supera i 500 milioni di euro e può ulteriormente crescere, fino a dimensioni prossime al miliardo, se esisteranno condizioni produttive ed economiche sostenibili.
Siamo di fronte a quello che può diventare un vero new deal per il manifatturiero e per la città di Terni.
Investimenti industriali, decarbonizzazione, efficientamento energetico, recupero ambientale e nuove prospettive energetiche possono finalmente essere ricondotti dentro un unico progetto di sviluppo. È un appuntamento che non possiamo permetterci di vanificare. Il punto decisivo rimane il costo dell’energia. Senza una soluzione strutturale, proprio questo fattore rischia di compromettere gli investimenti realizzati e quelli programmati.
Ed è anche su questo terreno che l’Amministrazione comunale ha posto con forza la questione energetica ternana, andando oltre la singola vertenza AST. Perché l’energia a costi competitivi serve alla siderurgia, ma serve anche alla chimica, all’artigianato, alle piccole e medie imprese e a tutto quel sistema manifatturiero che rappresenta ancora una componente fondamentale dell’economia della città.
La stessa determinazione l’abbiamo avuta sul fronte ambientale.
Nei prossimi giorni partirà il progetto di landfill mining della discarica di Valle, di proprietà del Comune di Terni. È un risultato particolarmente significativo per un’Amministrazione che ha mantenuto costantemente alta l’attenzione sulla riqualificazione ambientale dell’area e sulla necessità di accompagnare lo sviluppo industriale con interventi concreti a tutela del territorio.
Abbiamo esercitato un pungolo continuo perché la presenza della grande industria siderurgica fosse sempre più compatibile con la qualità dell’ambiente e della vita dei cittadini. AST ha risposto con attenzione e disponibilità, dimostrando che il confronto tra amministrazione pubblica e impresa può produrre risultati concreti. Il landfill mining rappresenta un ulteriore salto di qualità: recuperare materiali da una discarica che costituisce l’eredità di decenni di produzione significa trasformare un problema del passato in una risorsa secondo i principi dell’economia circolare.
In questo percorso si inserisce anche l’impianto della rampa scorie chiusa, soluzione di assoluta avanguardia e unicum a livello mondiale, che dimostra come innovazione industriale e sostenibilità ambientale possano procedere insieme.
Ora dobbiamo fare lo stesso sull’energia.
Particolarmente importante è il percorso sulle concessioni idroelettriche in scadenza nel 2029. La Regione ha illustrato l’ipotesi di una società a maggioranza pubblica, con un socio operativo privato e la possibile partecipazione degli energivori, insieme a strumenti quali quote di produzione riservate e contratti energetici di lungo periodo.
È una prospettiva che il Comune intende seguire da protagonista. Perché non possiamo dimenticare la nostra storia. La centrale di Galleto e lo sviluppo dell’asta idroelettrica Nera-Velino nascono nei primi decenni del Novecento dentro quell’intreccio tra acciaio, chimica ed energia che ha costruito la Terni industriale.
Per questo abbiamo sostenuto con forza che il 2029 non debba essere considerato semplicemente come la scadenza amministrativa delle concessioni, ma come l'occasione per ricostruire in chiave moderna il rapporto tra l’energia prodotta dal territorio e lo sviluppo economico del territorio stesso. Ma AST e il sistema produttivo ternano non possono aspettare il 2029. Il Comune chiede quindi che si lavori da subito a una soluzione transitoria sul costo dell’energia e sui rottami di ferro e, contemporaneamente, a una strategia strutturale, coinvolgendo il Governo e la Commissione europea per individuare gli strumenti compatibili con le regole comunitarie".
